mercoledì 4 novembre 2009

Crocifisso sì o no, questo è il problema


“Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”

(Giovanni 4:24)


Così parlò Gesù. Ma oggi coloro che si professano cristiani cattolici si indignano per la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo parlando di «visione parziale e ideologica» esprimendo al contempo «stupore e rammarico».

Ancora oggi, adoriamo i “simboli”: che sia un crocifisso o una statua poco importa. D’altronde il cattolicesimo tutto ha fondato la propria esistenza esaltando l’aspetto “materiale” della fede. Il popolo ha bisogno di riconoscere e riconoscersi – da che mondo è mondo – in simboli. E la Chiesa, di certo, non hai mai perso occasione per diffondere l’uso di oggetti fortemente identificatori, il crocifisso su tutti.


Io non lo so se sia giusto o sbagliato stabilire per legge se un crocifisso si possa o meno esibire in bella vista in un ufficio pubblico, in una scuola o non so dov’altro. Ma mi chiedo: davvero il mondo cattolico pensa che non esporre il crocifisso nelle scuole possa mettere in dubbio o addirittura in pericolo la “nostra fede”? La fede è un dono di Dio. E chi ha la fortuna di averla ricevuta dovrebbe impegnarsi nel far sì che i suoi principi fondamentali siano diffusi il più e il meglio possibile.

Gesù non ci ha insegnato a riconoscerci in un simbolo ma nell’Amore. Solo chi “ama gli altri come se stesso” può dirsi figlio di Dio, non chi venera o adora un crocifisso. Non basta ostentare la propria fede e il proprio amore per il prossimo quando tutti son d’accordo con noi, ma è proprio nel momento in cui vanno delineandosi le diversità che occorre seguire l’esempio di Cristo.


Chi ritiene che il crocifisso non sia solo un simbolo come tanti altri ma davvero lo considera un “segno di offerta di amore di Dio e di unione e di accoglienza”, perché non lo porta con sé? Perché una propria convinzione debba per forza e con forza essere imposta ad altri?

A dire il vero, un saggio affermava che “dovremmo noi pendere dalla croce piuttosto che la croce pendere dal nostro collo”.

Per chi ha la certezza che Dio sia in ogni luogo ed in ogni cosa, che necessità ha di simboli che ci identificano quali seguaci di Cristo?


La fede di un vero cristiano, per essere riconosciuta, deve solo essere dimostrata con i fatti, secondo quanto insegnatoci da Gesù stesso: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.

Lasciate perdere i crocifissi e le statue e l’adorazione dei santi. Spendiamoci per gli altri, per Amore, e soprattutto, con Amore.

3 commenti:

Roby Bulgaro ha detto...

Ottima riflessione Tony.
Non si dovrebbe essere così attaccati a dei simboli, che a dirla tutta, raffigurano Cristo ancora in croce! Sinceramente io mi sono stancato di vederlo in croce! Preferisco pensarlo vicino a me, a noi tutti, e non in continua sofferenza.
E se si cominciasse a rispettarlo, il prossimo, sarebbe già un passo per arrivare ad amarlo.
Cosa, il rispetto, che ancora è lontana dall'essere applicata dalla maggior parte della gente. Figuriamoci l'amore...
Ciao_
Roby

Pietro ha detto...

In effetti la Chiesa ha sbagliato a raffigurarlo in croce. In "croce" Gesù si vede sconfitto, invece lui l'ha sconfitta. Gesù è risorto, Lui deve tenerla in mano la croce. Uno dei soliti errori che ha commesso la Chiesa in passato. Questo per dire che i simboli non servono poi così tanto alla fine.

Roby Bulgaro ha detto...

Bellissimo! Questa sarebbe senz'altro un'immagine mille volte migliore: Gesù con in mano la croce.
Bell'idea. Bravo Pietro: mi hai dato una bella cosa da pensare.
Ciao_
Roby

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